Minori

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Quando parliamo di minori stranieri, il primo problema che si presenta è di natura definitoria. Ci scontriamo con i limiti legati al non poter rintracciare nella letteratura internazionale una definizione univoca e, di conseguenza, il dover fare i conti con i termini che delineano situazioni differenti e che possono innescare confusione o che erroneamente vengono utilizzati come sinonimi, quando, invece non lo sono: “minori di seconda generazione”, “minori immigrati”, “minori di origine immigrata”, “minori stranieri”, “minori non accompagnati”. I “minori di seconda generazione” (nell'espressione “migranti di seconda generazione” sono inclusi anche i figli delle coppie miste) comprendono sia i figli di stranieri nati in Italia sia quelli nati nel paese d'origine dei genitori e in seguito ricongiunti. Ma se in quest'ultimo caso usiamo l'espressione di “minori immigrati” associandoli allo status dei genitori, nel primo caso i problemi definitori e istituzionali sono rilevanti in quanto si tratta di “migranti senza migrazione”, nati e cresciuti al di fuori del paese d'origine, verso i quali le legislazioni nazionali non hanno lo stesso atteggiamento. In alcuni Stati sono considerati “cittadini” perché si applica il diritto di suolo che riconosce a chi nasce sul territorio nazionale l'essere cittadino; mentre in altri Stati vige il diritto di sangue e per essere cittadino si deve discendere da cittadini di quel Paese.

 

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