470 mila immigrati senza lavoro, così la crisi ha colpito gli stranieri

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Senza un lavoro e con la prospettiva, se non ne trovano presto un altro, di dover lasciare l’Italia o di trasformarsi in irregolari. È la situazione in cui lo scorso anno si trovavano 466mila cittadini stranieri, tra comunitari (139mila) ed extraue (327mila). Disoccupati vittime della crisi, che tra gli immigrati ha colpito più che tra gli italiani: il tasso di disoccupazione tra gli stranieri ha raggiunto il 16,9% sopravanzando di quasi cinque punti percentuali quello degli autoctoni. Sono dati contenuti nel “Quinto rapporto annuale. I migranti nel mercato del lavoro in Italia”, presentato mercoledì scorso a Roma dalla Direzione Immigrazione del Ministero del Lavoro. Il caso italiano, nota il rapporto, è originale. “Siamo l’unico tra i grandi Paesi di accoglienza dove il tasso di occupazione dei cittadini stranieri si mantiene costantemente più alto di quello dei nativi, il trend dell’occupazione sono asimmetrici tra le diverse nazionalità (si contrae il numero si lavoratori italiani e cresce il numero dei lavoratori con cittadinanza straniera) e si osserva una contemporanea crescita dell’occupazione, della disoccupazione e dell’inattività”. Nel 2014 gli occupati stranieri hanno raggiunto quota 2.294.120, con un incremento di 11 mila unità, mentre gli occupati italiani diminuivano di circa 23 mila unità. Il tasso di occupazione degli immigrati è però in costante calo: “dal 2010 al 2014 nel caso dei cittadini comunitari è calato di 5,5 punti (68,1% nel 2010 a fronte del 62,6% del 2014) e di 4,1 punti (dal 60,8% al 56,7%) per quelli extracomunitari. Riduzioni assai più elevate rispetto ai -0,8 punti percentuali rilevati nel medesimo periodo per gli occupati italiani”. La stragrande maggioranza dei lavoratori stranieri (76,8%) svolge un lavoro alle dipendenze con la qualifica di operaio. Meno significativa è l’incidenza nel lavoro impiegatizio (8% a fronte del 35% degli italiani). È inoltre confermata la scarsa presenza di lavoratori stranieri tra i ruoli dirigenziali e simili: appena lo 0,9% degli occupati ha una qualifica di dirigente o quadro a fronte dell’8% degli italiani. Tutto ciò si ripercuote anche sulle retribuzioni. Poco meno del 40% dei lavoratori dipendenti UE ed extra UE percepisce un salario fino a 800 euro (nelle medesima classe gli italiani sono il 15,2%) e una quota analoga (39,8%) percepisce un salario al di sotto dei 1.200 euro. Tornando agli oltre 460 mila in cerca di un (nuovo) lavoro, solo 280 mila hanno avuto almeno un contatto, nella vita, con i servizi pubblici per l’impiego e comunque prevalentemente per motivi amministrativi. “Solo una quota minoritaria dei lavoratori stranieri in cerca di lavoro che è entrato in contatto con un Centro per l’Impiego – spiega il rapporto - ha beneficiato di servizi di consulenza ed orientamento, solo lo 0,1% ha ricevuto un’offerta di lavoro e lo 0,8% opportunità di formazione”. I disoccupati stranieri sembrano insomma abbandonati a se stessi, con un orecchio al passaparola, che rimane il metodo principale di ricerca del lavoro e un occhio alla scadenza del permesso di soggiorno per attesa occupazione. Quel permesso dura un anno. Davanti ai numeri delle vittime della crisi, viene da chiedersi se non sia troppo poco.

Quinto rapporto annuale. I migranti nel mercato del lavoro in Italia

 

Fonte: www.stranieriinitalia.it

 

Roma, 17 luglio 2015