Danimarca, via alla confisca di soldi e preziosi ai profughi

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Per il primo ministro Lars Lokke Rasmussen “è la legge più fraintesa nella storia della Danimarca”. Ora però tutti, soprattutto i profughi, capiranno bene come funziona la contestatissima confisca di soldi e beni a chi arriva nel Paese scandinavo in fuga da guerre e persecuzioni. La nuova legge, approvata da Parlamento lo scorso 26 gennaio, fissa a 10 mila corone (1340 euro) il tetto massimo del contante che ogni profugo può tenere con sé. Idem per i preziosi, esclusi quelli con particolare valore affettivo. Il surplus diventa proprietà dello Stato, che lo utilizza per finanziare l’accoglienza. Le linee guida fornite dal governo alla polizia citano eccezioni come anelli di fidanzamento e matrimonio. Spiegano anche che prima bisognerà chiedere ai profughi di mostrare i loro beni, quindi si potrà passare a una perquisizione. Questa riguarderà vestiti e bagagli, ma nessuno verrà spogliato completamente né ci saranno ispezioni corporali invasive. “Dobbiamo tastare le persone come quando procediamo a un arresto ed essere sicuri che non trasportino armi” ha chiarito Claus Oxfeldt, capo del sindacato di polizia danese. “Non credo – ha aggiunto – che troveremo molta gioielleria da confiscare”. La nuova legge ha fatto velocemente il giro del mondo, attirandosi critiche feroci e paragoni con le spoliazioni dei nazisti ai danni degli ebrei. Tra gli altri, l’artista cinese Ai Weiwei ha protestato chiudendo anticipatamente una mostra in corso a Copenaghen. Il premier Rasmussen continua però a difendere la scelta di governo e parlamento, facendo notare che anche i danesi che vogliono accedere ai benefici sociali sono costretti a vendere i loro oggetti di valore. Nel Paese, che conta 5,6 milioni di abitanti, l’anno scoro sono state presentate 21 mila domande di asilo, un tasso inferiore solo a quelli registrati in Finlandia, Austria, Germania e Svezia.

  

Fonte: www.stranieriinitalia.it

 

Copenaghen, 5 febbraio 2016